Il Bari dei giganti, Kenneth Andersson

Sale la nostalgia quando d’improvviso ti vengono in mente i “giganti” del Bari che fù e che i tifosi sperano possano “rinascere”. Oggi, attraverso un’accurata analisi del sito delinquentidelpallone.it vogliamo ripercorrere la storia biancorossa di un vichingo d’altri tempi, Kenneth Andersson. Buona lettura!

Un gigante con i capelli color oro e la faccia da tenero orsacchiotto che ci è entrato nel cuore. Un pennellone con la zazzera bionda che saliva in cielo a prendere ogni tipo di pallone, che volava a colpire di testa, per segnare o per mandare in porta i compagni di reparto con abili sponde e possenti torri. Questo è stato Kenneth Andersson, enorme attaccante svedese passato in Italia da Bari e Bologna.

Kennet il biondo nasce  il 6 ottobre del 1967 a Eskilstuna, 110 km da Stoccolma, e cresce in una famiglia di atleti. La madre per diversi anni è stata nella nazionale di atletica leggera, così come i fratelli. Kennet, forse per differenziarsi e trovare la sua strada, forse perchè saltare in cielo a prendere quel pallone gli piaceva parecchio, sceglie il calcio. Inizia la sua carriera nella squadra locale dell’Eskilstuna, poi nel 1988 passa all’IFK Goteborg con cui salirà alla ribalta nazionale.

La prima esperienza fuori casa la vive in Belgio, al Malines, ma non sarà indimenticabile. L’ IFK Norrköping lo accoglie nuovamente in patria, poi, nel 1993 torna di nuovo in Francia, questa volta al Lille. E il 1994 è l’anno decisivo per la carriera di Kennetone nostro. C’è infatti in programma il mondiale statunitense, e la sua Svezia si comporta da grande protagonista. La Svezia passa da seconda nel girone del Brasile, e Andersson segna un gol proprio a quelli che si laureeranno poi campioni del Mondo. Segna poi una doppietta all’Arabia Saudita agli ottavi, poi ancora trafigge la Romania ai quarti con il gol che manda la partita ai rigori. La semifinale con il Brasile è sfortunata, la Svezia va fuori ma conquista il terzo posto,grazie ancora a un gol del suo biondo attaccante nella finalina vinta 4-0 contro la Bulgaria. Il mondo si è accorto di lui, e nell’estate del 1995 arriva al Bari, quando il campionato italiano era davvero il migliore al mondo.
E’ un grande Bari. I suoi compagni di reparto sono infatti Igor Protti, Nicola Ventola, Miguel Angel Guerrero e Francesco Pedone. Con i galletti segna 12 gol in 33 partite,ma soprattutto favorisce gli inserimenti dei compagni con torri e sponde da antologia e facendo un grande uso del suo possente fisico. E’ anche grazie a lui che Protti vince la classifica cannonieri, con 24 segnature. Ma non basta a salvare il Bari, che scivola in B. Kennet attira l’interesse di altre squadre italiane, e la spunta il Bologna. All’ombra delle due torri, il gigante continua la sua crescita. Segna 8 reti nella prima stagione, poi nell’estate del 1997 arriva un nuovo compagno di reparto: Roberto Baggio. Il dieci segna 22 reti, Kennet Andersson gli tira giù un mare di palloni, prende i cross e li trasforma in palloni giocabili, segna anche 12 volte. Il Bologna sfiora l’Europa, Europa che arriverà poi con la vittoria dell’Intertoto l’estate successiva. E la truppa di Mazzone farà strada in Coppa Uefa, fermandosi solo alle semifinali.

Nel 1999 lo acquista la Lazio, ma sarà un mezzo flop. Gioca solo 6 partite e in inverno ritorna a Bologna, ma il meglio della carriera sembra oramai alle spalle. Gioca due stagioni in Turchia, poi chiude la carriera calcistica in patria con la maglia del Garda,ritirandosi nel 2005. Dopo un paio di anni in cabina di commento, oggi fa il “mental coach”, non proprio una cosa incredibile per uno come lui che della testa ha sempre fatto buon uso.

Ecco un piccolo contributo video dei goal dello svedese con la maglia del Bari.

 

La Redazione

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