Gruppo di continuità, cosa sapere prima di acquistarlo

La fornitura della corrente elettrica non è sempre costante h24, 365 giorni l’anno. Purtroppo si possono sempre verificare dei guasti in centrale, o a livello locale, che determinano veri e propri blackout oppure dei “semplici”, ma dannosissimi, sbalzi di tensione che possono provocare forti danni a molti dispositivi elettronici presenti in casa.

Per ovviare a questo problema, la soluzione non è un semplice dispositivo contro le sovratensioni (come quelli presenti in alcune “ciabatte”), ma è un UPS (Uninterruptible Power Supply).

Questo dispositivo combina un’apparecchiatura di alta qualità contro le sovratensioni con una batteria di backup in grado di mantenere l’alimentazione ai dispositivi elettronici per un breve periodo di tempo durante un blackout (di solito alcuni minuti).

All’interno di un UPS, oltre alla batteria, sono presenti un alimentatore, che la carica, e un “inverter”, che genera la corrente dalla batteria stessa.

Ecco le informazioni essenziali per acquistare un UPS dimensionato per le proprie esigenze:

Quanti tipi di UPS esistono in commercio?

Sono tre:

1. Offline (o standby). Sono quelli più economici, si attivano solo quando manca la corrente e forniscono energia per pochissimi minuti, giusto il tempo di poter salvare il proprio lavoro in sicurezza. Per passare dalla corrente di rete alla alimentazione offerta dalla batteria sono necessari anche 25 millisecondi (con un minimo, nei migliori, di 5), dipende da quanto velocemente il dispositivo si accorge dell’assenza di alimentazione di rete.

2. Line-interactive. Qui l’inverter è sempre in linea, e quando si accorge di una perdita di energia manda la corrente della batteria dalla ricarica alla alimentazione. Di solito questi UPS offrono una protezione che in media va dai 5 ai 30 minuti, e intervengono in 5 millisecondi. Offrono un buon rapporto qualità/prezzo tra gli offline e gli online.

3. Online (o a doppia conversione). In questo caso, le apparecchiature collegate sono alimentate direttamente dalla batteria, e l’alimentazione viene mantenuta sempre stabile, senza sbalzi di tensione. Sono gli UPS migliori (e di solito anche più costosi) per proteggere apparecchiature sensibili.

Oltre alla scelta della tipologia, bisogna fare attenzione anche al PFC (Power Factor Corrector, letteralmente “Correttore del fattore di potenza”, sul quale non entreremo in dettaglio). Se l’alimentatore del vostro pc è dotato di un PFC attivo (lo si desume dal manuale, in genere facilmente reperibile in rete) è indispensabile acquistare un UPS che produce corrente in uscita sinusoidale pura (sono gli online e i line-interactive di buona qualità), in caso contrario esiste un forte rischio di danneggiare l’alimentatore.

Quante prese vi servono?

Proprio come una ciabatta, anche un UPS ha diverse prese. E’ questo il motivo per cui si deve determinare quanti dispositivi devono essere assolutamente collegati.  Per scopi domestici o per piccoli uffici, di solito si collega il monitor, il pc, router e talvolta un piccolo server. Come regola generale, è una buona idea quella di acquistare il necessario più altre due prese, per avere una maggiore flessibilità per il futuro.

Tenete a mente, però, che molti UPS forniscono una protezione contro le sovratensioni solo su alcune porte. Le prese alimentate dalla batteria saranno probabilmente molte di meno del numero massimo di porte. Gli UPS più economici di solito forniscono corrente alla batteria di backup per un numero di prese che va da 4 a 6, lasciando senza alimentazione quelle rimanenti. Questa cosa può sorprendere, la prima volta che manca la corrente. Fortunatamente vi renderete conto, semplicemente guardandolo, se l’UPS possiede o meno delle porte senza alimentazione di backup.

Se poi usate connessioni cablate (fibra o ADSL) cercate un UPS in grado di proteggere anche quelle. La maggior parte degli UPS lo fa.

Come capire quale UPS ci serve effettivamente

Dopo le prese, dovrete chiedervi quanta corrente consumano i dispositivi collegati all’UPS. Se richiedono più corrente di quella che può erogare non riusciranno ad essere alimentati, nemmeno se la batteria ha ancora molta energia accumulata a disposizione. Paragonatelo a un alimentatore: se il wattaggio è inferiore rispetto alle richieste del computer siete sfortunati.

Nelle schede informative degli UPS troviamo sempre che il valore della potenza viene espresso in VA (Voltampere). La potenza degli alimentatori viene invece descritta in W (Watt). Come ci si regola dunque? E’ necessario convertire da una unità di misura all’altra.

Un consiglio pratico è quello di sommare i consumi di tutti i dispositivi che vogliamo collegare all’UPS. A questo proposito, è indispensabile chiarire che la potenza dell’alimentatore di un PC indica il carico massimo che è in grado di sopportare, non i consumi effettivi prodotti dai singoli componenti presenti all’interno del PC (tra i quali, il più energivoro è la scheda video).

Quindi, l’assorbimento di un alimentatore sarà generalmente molto inferiore rispetto al valore che si trova scritto sulla confezione. Come regolarsi, dunque? Semplicemente comprando (per pochi euro) un wattmetro da interporre tra spina del pc e presa di corrente, osservando l’assorbimento (in genere, per un pc, molto variabile a seconda che si stia videogiocando, elaborando un filmato oppure solo scrivendo un testo) e facendo una media approssimativa.

Calcolato l’assorbimento del PC, sommiamo quello di un monitor (qui basta guardare l’etichetta sul retro). Supponiamo che il totale sia 400 Watt. Per avere i VA (che troveremo nella scheda informativa dell’UPS) dobbiamo dividere i Watt per un fattore di potenza variabile. Questo fattore di potenza è pari a 0,9 se abbiamo un alimentatore con PFC (vedi sopra) attivo, a 0,6 nel caso di PFC passivi. Questo fattore è pari a 0,7 se prendiamo in considerazione (nel totale di tutti i consumi che dovrà gestire l’UPS) anche altre periferiche come modem e router.

Facciamo un esempio pratico:

Con un pc che assorbe 350w + un monitor da 50w, se abbiamo un alimentatore con PFC attivo, dovremo dividere per 0,9. La formula sarà quindi: 400 / 0,9 = 444 VA (arrotondiamo per eccesso a minimo 500)

Se vogliamo collegare anche un router che assorbe 50w la formula sarà: 50 / 0,7 = 71 VA (da aggiungere ai 444 precedenti)

“Ho una stampante, posso collegarla all’UPS?”

Certo, purchè non sia laser: da sola può assorbire molto, soprattutto nelle fasi di avvio e stampa (si parla di 1500 o addirittura 2000 watt). Meglio evitare, oppure acquistare un UPS molto potente.

Quali caratteristiche vi servono?

Potreste pensare che le funzioni di un UPS non siano molte, e soprattutto che siano semplici. Del resto, dovete solo collegare i dispositivi, e quando manca la corrente interviene la batteria. Tutto qua, no?

Non proprio. Persino i gruppi di continuità più economici offrono caratteristiche come la notifica del distacco della batteria, la connettività tramite USB e un software che da PC può controllare le impostazioni e la corrente assorbita. Un UPS professionale offre addirittura altre funzioni, come un LED che indica il livello di carica e il tempo di attività in minuti, e batterie sostituibili a caldo.

Quanto vale la garanzia?

Un UPS di solito dura quanto la vita della sua batteria interna, cioè circa due-tre anni. Il motivo è che l’efficienza delle batterie diminuisce col tempo, in particolar modo quando vengono caricate al 100% (proprio il caso dei gruppi di continuità). E proprio per la batteria, quasi tutte le garanzie si aggirano intorno ai tre anni, il tempo sufficiente a coprire il ciclo di vita della batteria. Sul mercato esistono sia modelli con batteria sostituibile sia modelli con batteria non sostituibile.

 

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