Le nostre bellezze, la Chiesa rurale dell’Annunziata

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle bellezze storiche che ci circondano. Oggi, a cura dell’associazione “Pro Loco S.Spirito”  attraverso un’accurata ricerca, vogliamo descrivervi i tratti architettonici e storici di un monumento sito nel nostro territorio e al confine con quello di Bitonto, la Chiesa rurale dell’Annunziata.

Pochi a Santo Spirito conoscono la Chiesa dell’Annunziata, ubicata nel territorio di Santo Spirito al confine con quello di Bitonto, a sud dell’aeroporto civile.

Meta nei secoli di pellegrinaggi a piedi e con carri agricoli, negli unici giorni in cui era aperta alla devozione dei fedeli il 25 marzo (Annunziata povera) e la prima domenica dopo Pasqua (Annunziata ricca o “d’ la Madonn canarut”), è nei ricordi degli anziani di Palese, Santo Spirito, Modugno e Bitonto che si ritrovavano a quell’appuntamento per una bella festa campestre.

Tutta l’area circostante era ricca di piccole chiese d’epoca romanica come Santa Maria “de Staginisio”Sant’AndreaSan Martino di BaliceSan Giovanni “de cameris”San BenedettoSant’Angelo in Camerata, oggi non più esistenti, citate in vari documenti storici di epoche diverse.

La frequentazione di questa zona era dovuta alla vicinanza della lama Balice, insolito elemento naturale che rompe la monotonia del paesaggio circostante e che già dal Neolitico era motivo di attrazione in quanto offriva riparo e protezione nelle grotte presenti lungo i suoi versanti, ed era ricca di cacciagione.

Questa attrattiva era diffusa invero in tutto il territorio pugliese, ricco di lame e gravine. Infatti nell’Alto Medioevo questi luoghi furono popolati da pastori e contadini che si difendevano dalle frequenti incursioni dei Saraceni lungo le coste e dai monaci basiliani che fuggivano dall’Oriente per scampare alle persecuzioni iconoclaste di Costantinopoli. Nascevano in tal modo villaggi sotterranei e casali con abitazioni, stalle, basiliche, necropoli, mulini, cisterne, ecc.

In questo contesto in prossimità della Lama Balice nacque il casale di Camerata, distrutto una prima volta nel 988 dai Saraceni insieme ai casali di BalsignanoButerrito, Carabattola Casalnuovo ( V.Lozito, 1994).

Annun.

La Chiesa dell’Annunziata è una delle poche antiche strutture scampate all’incuria, al vandalismo o alla distruzione. Essa è situata a margine della strada provinciale Bitonto-Aeroporto di Palese e prossima al versante sinistro di Lama Balice nella località chiamata Arco Camerato. E’ citata per la prima volta nel 1488 nel Libro Rosso dell’Università di Bitonto con la chiesa rupestre di Sant’Angelo in Camerata [1]. Controversa è l’ipotesi fatta da alcuni studiosi che essa sia l’antica chiesa di SantaMaria “de Staginisio” (della Protezione) già riportata in un documento del 1190 (A.Castellano,B.Spera, 1988).

Dell’impianto romanico originario si conserva la pianta quadrata con l’abside rivolta ad est ed inclusa nel muro perimetrale. La chiesa fu completamente ricostruita nell’elevazione e nelle coperture intorno al 1585, anno in cui furono realizzati i cippi (Titoli) confinari tra Bari e Bitonto. Uno di questi, detto Titolo di Camerata, è presente verso est a breve distanza dalla Chiesa (foto 1)

6

La navata è coperta da un’ampia volta a botte, probabilmente rifatta nel restauro del 1805 voluto da Giuseppe Maffei, cavaliere dell’Ordine di Malta, com’è ricordato nella lapide  con l’iscrizione:

ADEM  HANC  B. M. VIRGINI  DICATAM

JOSEPH MAFFEUS EQ. HIEROSOL.

APPOSITO JURIS PATRONATUS SIGNO

FAMILIA SUA RESTITUIT A.D. MDCCCV([2])

Esternamente il portale, con architrave, è sormontato da una lunetta, in cui era collocata la lapide ora spostata nell’interno, alla quale segue in asse una monofora, con strombatura verso l’esterno, seguita da due mensole sulle quali poggiava forse una caditoia. Un agile campanile a vela, chiuso da un pignone poggiato su volute, svetta verso l’alto.

Un corpo quadrangolare è addossato sulla sinistra del portale, esso è coperto da una volta a botte e aperto sugli altri tre lati con archi a sesto acuto. La sua funzione doveva essere di riparo per i viandanti ed edicola votiva. In linea con la facciata sul lato destro è annesso un piccolo vano, in origine adibito a stalla, con un accesso diretto alla chiesa.

L’interno, molto semplice, è stato ripavimentato“a chianche” come era in origine. Le pareti, ripulite negli anni 80 da strati di imbiancatura a calce, sono ricoperte da affreschi e tempere di cultura popolare e di varia età a partire dal 1586 con un quadro votivo di San Giuseppe commissionato dalla nobile Isabella de Agrestis di Bitonto (foto 2)

15

 

Senza alcun ordine iconografico si susseguono San Leonardo, la Madonna con il BambinoSant’Antonio Abate e San Nicola, l’Adorazione della Croce con l’imperatore Costantino e la madre Sant’Elena. Segue l’altare con alle spalle l’affresco dell’Annunciazione che racchiude una nicchia rettangolare in cui era collocato un bassorilievo in pietra raffigurante la Madonna con il Bambino, purtroppo asportato da ignote mani sacrileghe (foto 3).

13

L’iconografia riprende con la NativitàSanta LuciaSan Savino,  San Michele Arcangelo ed il ciclo del Giudizio Universale. Quest’ultimo, opera del maestro Ruggiero Bruno di Cosenza, è di notevole interesse per un’ingenua rappresentazione corale, quasi fumettistica ante litteram, del Giudizio . Il ciclo, seguendo la consuetudine italiana nella raffigurazione del Giudizio, e secondo la falsa etimologia che collegava la parola occidens al verbo occidere e quindi l’occidente alla morte, è  dipinto sul lato ovest della chiesa in quanto il sole  al  tramonto dell’ultima notte del mondo illuminerà la grande scena. Inoltre  esso è dipinto sulla controfacciata della porta di accesso in modo da costringere i fedeli ad osservarlo all’uscita dopo aver ascoltato la predica.

Esso inizia alla sinistra della porta d’ingresso e si sviluppa verso l’alto sul muro contiguo con una rappresentazione della Gerusalemme celeste. Antistanti ad una cinta muraria turrita c’è Abramo, affiancato dai  Patriarchi Isacco e Giacobbe. I tre sorreggono in grembo, avvolti in un panno candido, le anime dei giusti vissuti prima della venuta di Gesù (foto 4).

26

Attraverso una scala esterna  S. Pietro guida le anime che si accingono ad entrare nella città celeste, cioè nel Paradiso come si legge sui gradini di accesso alla porta (foto 5). Su un cartiglio  è scritto: Venite benedictis patris mei (Venite benedetti dal Padre mio. dal Vangelo di Matteo).

27

La resurrezione dei morti è raffigurata con i sepolcri aperti da cui emergono uomini e donne dai corpi incorrotti. Uno stuolo di Angeli provvede a ricomporre i corpi dei defunti, anche i morti in mare, e l’Arcangelo, impegnato nella pesa delle anime (cioè delle azioni buone e cattive di una stessa anima), sembra giudicarli. La sua figura aveva la funzione di ricordare agli uomini e alle donne del medioevo che la giustizia divina  sarebbe stata applicata ad ogni individuo inesorabilmente. Segue Lucifero che contende le anime per portarle all’ Inferno, raffigurato da un drago a tre  teste (foto 6).

31

Verso l’alto una folla di Santi e Profeti fanno corona al Cristo in gloria con ai lati la Vergine S. Giuseppe (foto 7), tutti sovrastanti a batufoli di nuvole.

35

Sotto è dipinto un altare con la Croce,  a simboleggiare il corpo di Cristo e la Passione, contornato dalle figure che simboleggiano i fanciulli vittime della strage di Erode che vengono considerati i  primi martiri cristiani che con il sangue del loro martirio, equiparato al battesimo con l’acqua,   furono privati del peccato originale.

L’affresco termina sull’architrave di una porta tompagnata con sei santi aureolati preceduti dal Profeta Elia e dal  Battista (foto 8).

DSCF1076

Tra questi è curiosa la presenza di una figura maschile, svestita e con ornamenti esotici, dai lineamenti negroidi,  anch’essa con l’aureola sul capo [3].

Interessante è la presenza di numerosi graffiti con antiche date che richiamano alla mente la moltitudine di fedeli che nei secoli hanno visitato questo luogo sacro.

Tutti i dipinti sono di pittori locali operanti tra il XVI e XVII secolo.

Sorprende il visitatore la singolarità di questo piccolo gioiello un tempo immerso nella pace della campagna ricca di ulivi e dove nel silenzio risuonava il canto degli uccelli. Ora, fragile e delicata gemma, è circondato da cantieri e strade asfaltate su cui sfrecciano senza sosta macchine di tutte le dimensioni. Invece del dovuto rispetto ed attenzione intorno ad esso mucchi di materiale di risulta si accumulano senza vergogna. Fin quando resisterà ai predatori?

Note

1)  Questa chiesa era ricavata in una grotta di lama Balice, ora distrutta, e le sue pareti  erano decorate con affreschi del XIII secolo.

2)  Questa epigrafe ricorda ai posteri che Giuseppe Maffei, cavaliere gerosilimitano (Cav. di Gerusalemme o dell’Ordine di Malta), restaurò questo tempio consacrato alla Beata Vergine Maria collocandovi, per giuspatronato, l’insegna  (lo stemma) della sua famiglia nell’anno del Signore 1805.

Il diritto di patronato o giuspatronato, sancito dal Diritto Canonico, era riservato alle famiglie nobili che restauravano o costruivano le chiese. Esso è stato abolito nel 1983 con il II Concordato Stato-Chiesa.  (Nota a cura della P.ssa Adele Pulice Lozito)

3) E’ probabile che essa rappresenti San Benedetto il Moro (foto 9),

31700A

monaco francescano figlio di schiavi portati dall’ Africa (Etiopia?) a San Fratello vicino Messina ove nacque nel 1524. Reso libero dal padrone, Sig. Manasseri da cui prese il cognome, a ventuno anni entrò nell’eremo di Santa Domenica a Baronia. La sua fama di santità si diffuse presto in tutta la Sicilia e benché analfabeta attirava per i suoi saggi consigli molti ecclesiastici, teologi e persino il Vicerè quando doveva prendere importanti decisioni. Morì il 4 aprile 1589 e il culto, iniziato prima della morte, si diffuse rapidamente in Italia, Spagna, nel resto d’Europa e in Sudamerica dove divenne protettore delle popolazioni negre. Nel 1713 il Senato palermitano lo elesse Patrono della città ove sono conservate le reliquie. Nel 1743 il papa Benedetto XIV lo beatificò e fu canonizzato nell’anno 1807 dal papa Pio VII dopo un lunghissimo processo. In Sudamerica il culto è celebrato soprattutto in Colombia ed in Venezuela dove i festeggiamenti vanno dal 27 dicembre al 6 gennaio con riti tribali tipici delle culture africane del Togo, Benin, Nigeria ed Angola, con musiche, balli e dimostrazioni di forza. (G. Fiume, 2002).

La Redazione

You May Also Like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *