Sostenibilità: Eurovo con Croce Rossa, 30.700 uova alle famiglie romane  

Eurovo con Croce Rossa, 30.700 uova alle famiglie romane

Dopo le donazioni a Banco Alimentare in favore delle regioni italiane, alle Usca di Imola e agli Ospedali di Lugo e Trecenta, gruppo Eurovo si affianca alla Croce Rossa della città di Roma per sostenere 1.280 famiglie residenti nei municipi 13 e 14 con la donazione di oltre 30.700 uova.

“Non dobbiamo dimenticare che anche se l’emergenza sanitaria sta lentamente rientrando, gli effetti economici negativi del lockdown sono ancora presenti e per molte persone e famiglie d’Italia le difficoltà non stanno certo svanendo, tutt’altro – spiega Siro Lionello, Presidente di Gruppo Eurovo – serve tenere alta la guardia sotto diversi punti di vista, per questo motivo abbiamo scelto di offrire il nostro sostegno alla Croce Rossa di Roma, un’associazione di promozione sociale che in questo periodo più che mai sta dimostrando di essere in grado di fronteggiare la crisi con aiuti concreti a chi ne ha più bisogno”.

La Croce Rossa, dice il presidente del Comitato 13 e 14 di Roma della Croce Rossa Italiana, Felice Pistoia, “ha implementato i servizi sanitari e sociali durante l’emergenza covid-19 nella fase di lockdown, ora che è iniziata la ripresa degli spostamenti e della vita normale ci troviamo di fronte a una crisi sociale senza precedenti sul territorio, con richieste di supporto e sussidio di beni di prima necessità di migliaia di famiglie”.

“Meno visibile agli occhi di molti – sottolinea Pistoia – l’emergenza colpisce ancora una larga fascia di popolazione e la Croce Rossa deve far fronte a innumerevoli esigenze sociali; per questo motivo confidiamo nell’operato sinergico di tutte le persone e aziende di buona volontà”.

Con questo progetto non sono venuti meno neppure i valori di sostenibilità territoriale e ambientale. La scelta dei prodotti da donare da parte del Gruppo è infatti ricaduta su le Naturelle Km 0, uova deposte e raccolte in allevamenti situati esclusivamente nelle campagne laziali e confezionate in un unico centro di imballaggio che si trova ad Ariccia.

“L’obiettivo – spiega Lionello – è operare in ottica di filiera corta anche per iniziative di questo tipo, così da promuovere e valorizzare il patrimonio agroalimentare della regione. Con un ritorno circolare, è lo stesso Lazio a produrre la materia prima e a sostenere con essa la propria comunità”.

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