Sul Coronavirus, dal Post

A oggi sono stati segnalati 223.096 casi positivi in Italia.
 
La provincia di Bergamo è stata una delle più interessate dall’epidemia da coronavirus, con oltre 13mila casi positivi rilevati e centinaia di morti. Superata la fase critica dell’emergenza, ora la situazione è relativamente migliorata, ma solo attraverso un costante rilevamento dei nuovi casi positivi sarà possibile tenere sotto controllo la diffusione del contagio, evitando che gli ospedali della zona tornino a essere al limite.

Per questo motivo e non avendo ricevuto particolare aiuto da parte della regione Lombardia – come segnalato da diversi amministratori locali – alcuni privati hanno preso l’iniziativa per dotare le strutture sanitarie di Bergamo di nuovi macchinari che consentiranno di raddoppiare il numero di tamponi per il coronavirus elaborati ogni giorno. Dalla possibilità di eseguire più test dipende infatti la capacità di fare più prevenzione, tracciando i casi positivi ed evitando che proseguano le catene del contagio.

I macchinari sono prodotti dall’azienda statunitense Opentronics e sono sostanzialmente robot per automatizzare le procedure che solitamente sono eseguite dagli operatori, per preparare i campioni di saliva e muco prelevati tramite i tamponi prima di essere inseriti negli scanner che rilevano l’eventuale presenza del coronavirus. È un lavoro che richiede molto tempo, soprattutto se si devono analizzare centinaia di tamponi ogni ora, e per questo un sistema automatico si rivela utile per alleggerire parte del lavoro dei tecnici di laboratorio, che si possono dedicare ad altre attività altrettanto importanti per l’analisi dei tamponi.

Secondo il direttore generale dell’ASST di Bergamo Est, Francesco Locati, con i nuovi strumenti sarà possibile aumentare di almeno 2mila il numero dei tamponi analizzati, rispetto agli attuali 1.500 in tutta la provincia. Oltre ai macchinari, si è anche provveduto all’acquisto dei reagenti, necessari per l’analisi dei campioni.

Il costo totale dell’operazione è stato di circa mezzo milione di euro, provenienti da donazioni private raccolte dal Rotary Club locale. L’iniziativa è partita autonomamente, mantenendo comunque i contatti sia con l’amministrazione comunale di Bergamo, sia con la regione. Di fatto però il contributo della regione, che ha la competenza sulla sanità e a cui spetta il compito di aumentare la capacità dei laboratori che elaborano i test del coronavirus, si è limitato a ricevere gli aggiornamenti sull’avanzamento dell’acquisto, hanno confermato diverse persone vicine all’operazione.

Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, ha annunciato l’esito dell’iniziativa ricordando l’ottenimento di un risultato importante per “quel che la regione avrebbe dovuto fare e non ha fatto”. La regione ha respinto l’accusa, ma in molti hanno notato come per settimane le autorità regionali, che hanno la responsabilità della gestione della sanità, avessero parlato di un aumento dei test eseguiti senza effettivamente riuscire a renderlo concreto.

In Italia, oggi
La Protezione Civile ha comunicato che dall’inizio dell’epidemia sono stati rilevati 223.096 casi positivi, 992 in più di ieri, quando ne erano stati segnalati 888 in più rispetto al giorno precedente. I decessi totali sono 31.368, quindi 262 in più di ieri. Nei reparti di terapia intensiva sono ricoverati 855 pazienti con COVID-19.

Riapertura
Il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, ha detto oggi che le decisioni su quali attività potranno aprire da lunedì prossimo sarà «fatta dopo un’analisi attenta della situazione e quelle che sono le garanzie sanitarie». Ma anche tenendo conto della «situazione economica», cercando di trovare «un equilibrio tra le due necessità». Il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, è stato meno cauto e ha chiesto non soltanto l’apertura dal 18 maggio «di molte attività tra cui tutte quelle commerciali, bar, ristoranti e servizi alla persona», ma anche «dei centri sportivi, palestre e piscine» e tutti i centri per l’infanzia da 0 a 14 anni. 

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“Rilancio”
Ieri sera il governo ha approvato il cosiddetto “decreto rilancio” per gestire la crisi economica causata dall’epidemia. Prevede lo stanziamento di 55 miliardi di euro in aiuti ai lavoratori, alle famiglie e alle imprese. Il decreto contiene nuove misure sulla cassa integrazione, sugli aiuti ai lavoratori autonomi e per il sostegno alle imprese, compresi versamenti a fondo perduto. L’obiettivo è aumentare la quantità di risorse già stanziata dai precedenti interventi, e risolvere alcuni dei problemi nella trasmissione degli aiuti all’economia che si sono manifestati fino a qui (come i problemi della cassa integrazione e quelli dei prestiti alle imprese). Trovate tutti i dettagli qui.

Regolarizzazione
Nel “decreto rilancio“ c’è anche una procedura per regolarizzare una parte dei migranti che vivono in Italia. La misura era attesa da tempo dagli esperti di immigrazione e integrazione, e secondo stime informali del ministero dell’Interno potrebbe interessare circa 200mila persone. 

Il provvedimento è impostato su due possibilità. Il primo prevede che i datori di lavoro possano regolarizzare i dipendenti o collaboratori attualmente in nero; se sono migranti irregolari, questi riceveranno automaticamente un permesso di soggiorno. Il secondo prevede – per i migranti irregolari che già avevano lavorato nei settori interessati ma hanno perso il lavoro – un permesso temporaneo di sei mesi per cercare un nuovo impiego nei settori concordati.

La maggior parte degli esperti di immigrazione ritiene in generale che le regolarizzazioni portino benefici tangibili sia per i migranti – che ottengono diritti e un regolare contratto, e in caso contrario possono rivolgersi senza preoccupazioni alle autorità – sia per lo Stato. Passare dalle buone intenzioni alla pratica non sarà però semplice.

Palio
La città di Siena ha concordato l’annullamento di entrambi i palii previsti quest’anno, in programma come da tradizione il 2 luglio e il 16 agosto in Piazza del Campo, per questioni di sicurezza e salute pubblica legate al coronavirus. Prima di quest’anno il Palio di Siena si era corso ininterrottamente dal 1632, ad eccezione dei periodi delle due guerre mondiali: fino a oggi l’ultimo anno senza Palio fu il 1944.

Skole
Molti governi stanno osservando con interesse il modello seguito dalla Danimarca per riaprire le scuole. Gli alunni fino a 11 anni sono tornati già in classe il 15 aprile. La Danimarca non è la sola nazione in cui le scuole hanno aperto, ma dopo quasi un mese di lezioni, e nonostante dubbi sulla sicurezza soprattutto da parte di molti genitori, la sperimentazione sembra aver funzionato.

L’organizzazione delle attività scolastiche durante l’epidemia si basa non solo sulle precauzioni per evitare che i bambini si contagino, ma anche su un sistema di tracciamento dei contatti di chi abbia eventualmente contratto il virus. I bambini rimangono in piccoli gruppi che non entrano a contatto fra di loro. In questo modo si creano delle “bolle protettive”. Ciò sopperisce alla difficoltà di garantire il distanziamento fisico di sicurezza di due metri (che è comunque previsto), che i giovani studenti fanno fatica a rispettare. Per garantire che i gruppi non si incontrino sono state organizzate anche entrate e uscite dagli edifici scaglionate.

Giappone
Il Giappone ha revocato in 39 province su 47 lo stato di emergenza emanato per contenere la diffusione del coronavirus. Tra le province in cui continuerà a essere in vigore ci sono quelle della capitale Tokyo e di Osaka. Ad oggi i casi di contagio confermati da coronavirus sono più di 16.000 e i morti 680. 

I libri e la sagra ✍️

Moda
Martedì un gruppo di stilisti, aziende di moda e rivenditori, guidati dallo stilista belga Dries Van Noten, ha pubblicato una lettera aperta per invitare l’intero settore a fare dei cambiamenti e a rispondere, in particolare, a due problemi noti da tempo ma che sono stati aggravati dalla crisi dovuta al coronavirus: il momento di arrivo delle collezioni nei negozi e gli sconti. Il gruppo ha messo insieme la proposta dopo averne discusso durante tre riunioni sul programma per videochiamate Zoom.

Il settore della moda è stato particolarmente colpito dalla crisi legata al coronavirus: prima hanno chiuso molte fabbriche senza evadere gli ordini, poi hanno chiuso i negozi, con il risultato che la merce invenduta si accumula nei magazzini e rischia di essere proposta in sconto prima del tempo. Secondo molti, tra cui Van Noten, è il momento di ripensare il sistema e questa è una prima proposta in tal senso.

admin

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